Con sguardo sul primitivismo e sulle geometrie analitiche dei primi lavori degli anni ottanta, Enza Monetti passa all’azzeramento cromatico, all’assunzione di metalli, legno, carta, pvc, metacrilati, tessuti come catalizzatori di possibilità espressive legate al simbolismo, all’immaginazione, all’ambiente. Attraverso tagli e ricostruzioni, crea spazi energetici dove arte e vita convergono dialetticamente sul filo pungente di un fare preciso, diretto e sempre in bilico fra transitorietà ed inquietudine. Il tempo è movimento e si libera in quegli attimi che fuggono istantaneamente, la natura è ciclo perpetuo e ci arruola in quel flusso ripetitivo perenne. È qui inserita, del tutto inedita, la lettura dell’albero oscillante, in quel linguaggio artistico contemporaneo che attua esplorazioni e dinamiche consapevoli dell’essere. La vitale tensione tra i materiali si associa al segno visivo dell’immagine arborea ove, sovvertendo il classico schema chioma-radici, determina un albero a base curvilinea, azzerando e slittando con la natura biologica, anticipando la natura sintetica futura. La curva-culla consolatoria crea ipnotico perpetuo movimento oscillatorio, allegoria dell’incessante inseguimento dell’uomo di una pace interiore, i suoi rami-radici, ribaltati verso l’alto, conducono al gesto di connessione alla sfera celeste, stabilendo flusso di continuità spirituale. Enza Monetti vive e lavora a Napoli, artista autodidatta, dopo aver frequentato la Facoltà di Architettura e maturato esperienze lavorative, tra cui il Museo Archeologico di Napoli, fin dalla giovane età ha scelto di dirottare verso le arti visive contemporanee, suo reale interesse. Ha partecipato a numerose esposizioni e creato sempre nuovi progetti per mostre personali, curandone i minimi dettagli. E’ presente con la sua opera Swinging nella collezione permanente del Museo Madre, Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee – Napoli, Italia.