Nato a Napoli e residente a Londra, Marco Zezza utilizza per la sua ricerca: scultura, pittura, fotografia analogica, documenti e collage. Come un archeologo di evocative visioni, scava nelle epoche passate per portare alla luce frammenti di esistenze, storie dimenticate e biografie emarginate, celebrando il valore della loro umanità e sentimenti negati. Una sua opera permanente “Giardino chiuso” è esposta presso la stazione della metropolitana di Napoli (Rione Alto). Fra le tante mostre collettive all’attivo nel 2009 “Oltre lo specchio” a cura di Eugenio Viola ed Adriana Rispoli, Istituto Italiano di cultura di Belgrado. E nel 2017 “La rosa dei venti” a cura di Loredana Troise, Fondazione Morra – Museo Nitsch, Napoli.
“Viviamo tempi in cui è sempre più difficile procedere nei nostri progetti di rivoluzione ambientale, culturale e sociale, senza sostenerci e incoraggiarci l’un l’altro. Per questo quando ho visto in un momento già tanto difficile a causa della pandemia, cosa il T.A.N.A aveva subito conseguentemente alla frana, ho subito desiderato dare a mio modo un sostegno. Il mio disegno donato è parte di un progetto sugli amori L.G.B.T.Q del passato ignorati, negati e dimenticati. Amori anch’essi feriti dalle frane della storia. Solo la forza, la perseveranza, e la fiducia nel potere dell’amore ci permetterà di superare i tanti ostacoli della nostra contemporaneità”.